Santini

Il termine santino indica una tipologia di immagini prodotte, come le stampe, su carta, cartoncino o pergamena, ma di più piccole dimensioni e con un ricorrente testo scritto stampato sul verso, quasi sempre una preghiera, un’invocazione o un cenno storico che chiarisce, talvolta, differenti “specialità” taumaturgiche del personaggio sacro raffigurato o un suo particolare patrocinio.
Il diminutivo santino, detto anche immaginetta, figurina o, in ambito campano, “figurella” (o “fiurella”) denota un’affettuosa e familiare confidenza con l’entità sacrale che connota l’oggetto.
Il successo popolare del santino, ampiamente diffusosi nel XIX secolo con l’applicazione della tecnica litografica, sta proprio nelle sue piccole dimensioni, nel limitato costo e nel ricorrente testo scritto stampato sul verso.
Con la diffusione della litografia il santino viene prodotto in serie con tempi più veloci e con riduzione dei costi rispetto alle stampe. In un unico passaggio sotto torchio si producono, infatti, da due a più figure anziché una grande.
Alla tradizionale “immaginetta” si alternano anche realizzazioni seriali in forma di pagelline, cartoline, calendarietti o libricini.
Affascinante la produzione manufatta, particolarmente diffusa in passato: collage di lustrini, di carta, di stoffa o di fiori secchi, artistici ricami e intagli con temperino a lama stretta (i cosiddetti canivets), pizzi a stampo, trafori ad ago o teatrini.
Le dimensioni ridotte fanno del santino un oggetto di facile fruizione da regalare e conservare in tasca, nei libri o tra gli ambienti domestici più cari. Il santino è un “tascabile” del sacro da avere sempre con sé, perché ha funzioni protettive e apotropaiche ampiamente attribuite. Si instaura, in questo modo, un rapporto di reciprocità, un dialogo confidenziale che sottende l’appropriazione e la privatizzazione del sacro.